Voli di parole

Voli di parole

Poi il giardino

Si, si poteva resistere. Dopo le urla, il pianto trattenuto in gola e le notti fredde c'era sempre il giardino.
Un piccolo giardino, con le sue scalette brevi e l'enorme catino di zinco dove i piccioni venivano a dissetarsi.

L'albero di noci, il fiordaliso, l'enorme gelsomino che saliva su fino al tetto, la palma e fiori, e fiori ed altri fuori.
 Le aiuole da tenere in ordine e il telaio tra le sue mani, i fili colorati che entravano e uscivano dalla tela ida per disegnare farfalle.

La cesta accanto alla poltrona di vimini, piena di libri. La pausa the e il momento della lettura. 

Volavano le parole della letteratura russa, la sua preferita, difficile da ascoltare per le sue orecchie di bambina. Fu allora che comprese una cosa, le parole volano, come farfalle non importa se non sempre se ne comprende il senso, loro volano via e poi ritornano, sostano, battono le ali e la polvere di mille colori lascia sempre qualcosa nel cuore. 

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