Tu chiamale, se vuoi, emozioni

Tu chiamale, se vuoi, emozioni

di Elenia Teri

«La bellezza salverà il mondo» ci dice Dostoevskij.
Ah, la bellezza! Il solo suono emesso dalle nostre labbra nel pronunziarla, sembra dare l’idea di qualcosa di possente, di straordinario, di invincibile. Come se fosse un prode cavaliere, dall’animo nobile e gentile che inforca la spada per proteggerci da ignobili nemici. O, perché no, anche una fanciulla aggraziata capace di infondere pace con la bontà d’animo racchiusa nei suoi occhi. O molto altro ancora. Perché no? Tutto è possibile. Tutto può essere bellezza… O no? Secondo l’esperienza di un vecchio proverbio “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”, quindi tutto dovrebbe dipendere da una personale visione di ciò che ci circonda.
Se Dostoevskij la considera un antidoto ai nostri mali apocalittici, Platone e Aristotele ritengono bello il vero.
Dorian Gray la custodisce in un quadro per preservarla dalla rovina del tempo.
Per Roberto Benigni è, semplicemte, la vita.
Jovanotti la paragona alla sua nonna in una foto “da ragassa”.
Tutti, nessuno escluso, fin dall’estinzione dei dinosauri (chissà magari ne discutevano anche loro), prestano sempre attenzione alla bellezza. La contemplano, la analizzano, sviscerano ogni sua parte, finché non ne traggono le conclusioni attraverso le quali filtreranno la loro visione del mondo. Cosa potremmo dire, oggi, di diverso, senza far rivoltare Oscar Wilde, Dostoevskij o Gabriele D’Annunzio, nella tomba?
In realtà, non si tratta tanto di profanare, quanto di provare, anche noi, a buttare lì una propria opinione al riguardo. Se dovesse toccare a me, se dovessi essere io a dire cos’è, secondo il mio modesto parere, la bellezza, dovrei pensarci un attimo. Non è cosa da poco.
Io so solo che leggendo Le notti bianche, il caro maestro Fëdor, riesce a farmi tremare l’anima.
So che quando poso lo sguardo su Il ritratto di Dorian Gray adagiato nella mia libreria, non vedo l’ora di rileggerlo.
So che potrei guardare un trilione di volte La vita è bella, ma al grido finale di Giosuè “mamma, abbiamo vinto!” io… Ecco già piango solo a pensarci! (Perdonatemi, mi ricompongo!)
So che Lorenzo Jovanotti mi provoca una tale gioia nel cuore da farmi sentire sul serio “il più grande spettacolo dopo il Big Bang” mentre canto. Ed è tutto dire! C’è chi giudica i miei exploit vocali la causa più temibile di pioggia dopo i monsoni o i cicloni tropicali. Tuttavia, tu chiamale, se vuoi, emozioooniiii. Infatti, tirando le somme, ciò che ognuna di queste cose mi lascia è un’emozione. Tremo. Attendo. Piango. Gioisco. Ognuna di esse ha un suo colore, una sua sfaccettature capace di arricchire la mia giornata, rendendola più bella. Una bellezza. Insieme a molto altro. Quindi, sì, io direi questo: per me la bellezza è emozione!
E ora che me ne rendo conto, sento quanto sia vano e riduttivo spiegarla a parole. Lasciamo fare alla vita.

E ho guardato dentro un’emozione,
e ci ho visto dentro tanto amore
e ho capito perché non si comanda al cuooore

Ps: Vasco, hai perfettamente ragione!
Pps: No, non l’ho cantata! Domani non pioverà, state tranquilli!

Elenia Teri

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