Tempo ritrovato

Tempo ritrovato

di Leonardo Agate

Il tempo é una convenzione secondo la quale un avvenimento può accadere prima o dopo o ora, in questo preciso momento. Ma questo é il tempo misurato dai nostri orologi. Poi, c'é l'altro tempo infinito in cui tutto l'universo si colloca, compresi noi insignificanti esseri nel mare magnum dell'eternità. Il nostro rapporto con il tempo é duplice, a seconda che lo scandiamo con le lancette del nostro orologio, oppure lo consideriamo in assoluto come il coagulo, senza tempo, di tutti i tempi. In questa seconda concezione del tempo, c'é la sostanza del creato. Ma entriamo così nel tempo dei filosofi. Quello che vorrei in una paginetta raccontare é un episodio di tempo individuale e spicciolo, accadutomi al tempo della giovinezza.
Una luminosa mattina d'estate portavo mio padre sul sedile posteriore della Vespa dalla città alla nostra Contrada Spagnola. Io davanti e lui dietro, dovevamo arrivare prima del pranzo, perché avevamo con noi la spesa fatta al mercato. Come fu, come non fu, arrivati alla casa di campagna, mio padre si accorse di non avere più l'orologio al polso. Probabilmente  si era rotto il cinturino, e l'aveva perso per strada. Siamo tornati a fare la strada già percorsa per vedere di ritrovarlo, ma non l'abbiamo visto. Il tempo, che quell'orologio - un Omega d'acciaio, rotondo e spesso che dava sicurezza - aveva scandito per mio padre, poteva essere finito al braccio di un lestofante, e per lui avrebbe continuato a scandire le ore, in un contesto umano diverso. Fanno pure di questo gli strumenti di misurazione del tempo. Insensibili ai passaggi di proprietà continuano a scandire le ore nel passaggio da uno ad altro proprietario. Oppure quell'orologio sarà finito sotto le ruote di un camion, e avrà finito di funzionare. O anche sarà potuto finire sul ciglio della strada, nell'erbetta, e là sarà arrugginito e sepolto dalla melma dell'inverno. Magari sarà ritrovato, come cadavere di orologio, fra cento anni, quando il comune vorrà sistemare i margini malandati della strada che conduce alla Spagnola.
Ma mio padre, che pure perse il suo orologio, non rimase senza tempo, che continuò per lui a scorrere come per tutti. Mio padre risolse il problema pratico di sapere che ora fosse, comprandosi un altro orologio, stavolta Zenith, ma simile a quello perso, e che ora io porto al polso, suscitando l'interesse di conoscenti, per il suo quadrante fuori moda. Ma a pensarci bene, a cosa serve un orologio contemporaneo, come se ne vedono oggi ai polsi di tutti? La risposta ovvia é: " A scandire il tempo". Ma mi sorge un'altra domanda, dato che questi orologi di oggi hanno molte funzioni: " E a cosa serve la funzione che mi permette di scendere sottacqua, con l'orologio al polso, per cinquanta metri?" La risposta, anche stavolta ovvia, é:"A nulla, salvo a quei pochi individui su sei miliardi di abitanti della Terra, che per piacere o per professione scendono a cinquanta metri sott'acqua." Gli orologi che possono scendere a cinquanta metri, vengono invece indossati da milioni di individui che mai sono scesi un metro sott'acqua. Ugualmente si vedono in giro, al polso di persone che vanno in giro, costosi orologi con le fasi lunari, e anche con l'indicazione delle ore di New York,   Tokio, Città del Capo e altre località distanti da noi migliaia e migliaia di chilometri. Solo a pochissime persone può realmente servire l'orologio con le fasi lunari. Chessò, può servire a un chiromante, o a uno studioso di astronomia. Ma queste persone si contano  nell'ordine di centinata in una nazione, rispetto alle centinaia di migliaia di orologi siffatti portati al polso di impiegati sedentari o gente non adusa ai viaggi o ai commerci internazionali. Eppure gli orologi multifunzione hanno invaso il campo degli orologi tradizionali, facendo pensare che i vecchi orologi, con l'indicazione delle ore dei minuti e dei secondi, siano superati.
 Mi sembra, invece, che l'umanità, coi i suoi nuovi orologi, abbia superato il limite oltre il quale non c'é più un ordinato tempo da scandire, per vivere ordinatamente, assegnando un tempo a ogni attività o manifestazione. C'é il tempo di vivere, e il tempo di morire. C'é il tempo dell'allegria e il tempo del pianto. C'é il tempo del lavoro e c'é il tempo dell'ozio. C'è un tempo per ogni cosa, ma bisogna averne rispetto, misurarlo con gli orologi giusti, non con quelli di ultima generazione, che ti danno tantissime informazioni, spesso inutili, e mettono in second'ordine il problema fondamentale del tempo, che é quello di saperlo usare secondo il ritmo delle stagioni, non chiedendogli altro che un orario per organizzare in modo non caotico la vita.
Leonardo Agate  

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