La conchiglia spezzata

La conchiglia spezzata

#barbarate

- Mi piace stare qui e mi piace quello che fate.

Il suo sorriso era pieno di tristezza e la sua gestualità raccontava altre cose, tutt'altro che piacevoli. Una stratificazione di pene, di dolori e di squallori pesavano sul suo corpo e appesantivano i suoi movimenti e anche se cercava di nascondere la sua storia, serrando le gambe accavallate e raccontando altre storie cariche e caricaturali, gli strati della sua vita si mostrano uno dopo l' altro come una parete antica mostra le varie mani di pittura.

C'era il celestino che come un amore algido appariva a chiazze qua e la, sapeva di corpi frenetici, di gesti convulsi, inconsapevoli e senza anima, di cui alla fine rimanevano solo slip odorosi di dolorose dilatazioni.

Poi c'era, meno visibile tra i vari colori, il verde pastello, identico a quello che una volta si usava per dare dignità ai cessi delle stazioni, puzzava di urina zeppa di nicotina  e vino, era alcolizzato. La bile tannica mostrava senza farne mistero una certa carica di violenza. Il mascara sulle sue ciglia certamente era stato livido e quel fondotinta grasso che otturava i suoi pori erano stati schiaffi e pugni sulle sue guance ancora doloranti.

Era stata una bella conchiglia che tra la notte  e il mattino di un giorno di cui non ricordava la data, senza un perché, si era spezzata per sempre.

Il giallo ocra rivelava acide prospettive di se stessa e del mondo, una visone intrappolata nel vicolo cieco di un borgo, con le ciabatte logore ai piedi, i talloni secchi e segnati da profonde lesioni. Quel giallo resisteva come l'ansia di chi nel sapere di non avere vie d'uscita si agita per trovarne una. Un doppio legame la avvitava su stessa, l'inadeguatezza ad una qualche possibilità e l'inquietudine di raggiungere un qualsiasi possibile. 

Il rosa ciclamino era l'ultima mano, cioè il colore da cui gli altri si mostravano, come una colata di glassa spessa su un torta mal riuscita, sbilanciata nel sapore, lievitata male e anche troppo cotta. Era tanta quella disgustosa glassa, era stata passata con abbondanza, almeno quattro mani di colore, ma quell'assordante schoc di rosa non bastava a renderla assai diversa da quella che in realtà era, una donna sola e triste alla disperata ricerca di fare il salto di qualità.

 

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