Il trono di Partanna

Il trono di Partanna

racconto di Elenia Teri ph Francesca Cognata

Dalla finestra del Castello Grifeo entra l’illusione di una calda quiete pomeridiana.

Le cicale cullano gli animi stanchi del lavoro mattutino, il sole colpisce gli angoli abbandonati da chi ha scelto il conforto dell’ombra. Il rosa cinigliato dei drappi della tenda, spinto da un intermittente soffio d’aria, ondeggia inquieto al ritmo dei passi che stanno per travolgerlo. È un attimo e si ricompone, lasciando alle spalle la camminata nervosa rimbombare per i corridoi e picchiare sul cotto del pavimento. Picchiare con tutta la pensatezza del corpo, come chi cerca di contenere la corsa, l’agitazione, la paura. La colpa. Seduto dietro lo scrittoio della sua stanza, Principe Giovanni, della Casata Grifeo, ascolta attento il crescendo di quei passi, fino al loro annullarsi nello stridore della porta che si apre. La Principessa Anna si palesa dinnanzi a lui e rimane immobile sulla soglia a riprendere fiato, pensando a come esordire senza tradire la finta preoccupazione - Oh, grazie al cielo state bene, mio Signore! Cosa ha inticipato il Vostro rientro?- Giovanni, con una smorfia sarcastica, alza lo sguardo dalle scartoffie e lo posa sulla moglie - Puoi concludere la recita, mia Cara! Non sono più andato a caccia! –

L’aria si fa più tersa in quella stanza angusta. La finestra è spalancata eppure non filtra la silenziosa ostilità che assorda i Signori del Castello. Mostra solo le sconfinate campagne circostanti, in cui Anna vorrebbe trovarsi in quel momento, libera - Lo sapevate -  continua Giovanni - che il mio primo cavaliere si è finto malato per non accompagnarmi? - E nel silenzio un sospiro pesante. Anna deglutisce - A quanto pare, doveva recarsi nelle vostre stanze, pochi minuti fa. Cosa che, da quanto ho appurato, avviene quotidianamente. Osate negarlo? - Stoica, Anna, si raddrizza sulle spalle, alza il mento e respira lenta - Un doppio tradimento del genere protrebbe mettere a rischio la sicurezza di questo principato, lo sai, vero? - ringhia il Principe - Questo è un grande paese che potrebbe vivere per secoli e secoli ancora! Se si sapesse una cosa del genere la mia autorità ne risentirebbe. Mi vedrebbero debole! Potrebbero volermi usurpare il Trono! Calunniare la paternità del mio futuro erede! Scoppierebbe una guerra! Vuoi fare questo al tuo popolo? - Giovanni si alza in piedi. Volta le spalle alla moglie, cercando di scaraventare l’ira fuori dalla finestra, verso la campagna libera - Io amo il mio popolo!- ribatte risentita Anna - Solo perché ad una donna non viene impartito come armeggiare con la spada, non significa che non sappia amare la sua gente! Ho vestito gli orfani, consolato le mogli dei soldati in guerra e ho arricchito le loro mense con il nostro cibo. È un popolo riconoscente, è parte di me! - Automatica la grassa risata di Giovanni - Parte di te? Allora un domani potrebbe chiamarsi Parte di Anna! Or meglio: Partanna! Già lo immagino scritto sotto il Grifone sui nostri vessilli! Sarebbe ancora più ambito da tutto il Belice! Peccato che amiate di più il primo cavaliere del vostro popolo! - Voi mi avete mai amata? – secca, la domanda arriva con sprezzante sicurezza alle spalle del Principe. Si fa serio ma solo il panorama desolato là fuori se ne accorge - Mi avete mai amata - incalza Anna - in questo decennio di matrimonio? Mi avete mai amata più delle terre ereditate da mio padre per la nostra unione? Mi avete mai amata mentre davo alla luce tre figli e voi sceglievate arbitrariamente di partire per la caccia il giorno prima? Mi avete mai amata mentre ve la spassavate fra vino e donne nelle case del piacere? – No - incassa il colpo Giovanni. Fugace, osserva la moglie con la sola coda dell’occhio destro, senza scomporsi - Se non sapete niente d’amore, allora con quale criterio mettereste in dubbio i miei rapporti con il popolo? Amo il primo cavaliere, è vero! E nonostante sia sbagliato, immorale e deplorevole, provo, allo stesso tempo un sentimento vero e nobile, senza il quale non saprei amare questo popolo - La voce si rompe ma non cede. Sguardo sanguigno, posizione fiera. - Prometto, quant’è vero il mio nome - conclude Giovanni - che se ti farai scoprire da anima viva e infangherai il Trono, appenderò la tua testa e quella del traditore fuori dal portone di questo Castello. Ora va’ Anna, questo paese è tuo, è Partanna - La porta sbatte e un fiato d’estate invade la stanza.

Forse anche il Castello di Partanna ha vissuto momenti alla “Trono di spade”. Chissà… È comunque ancora lì, a trasudare storia dalle mura, a odorare di bellezza, a inebriare le fantasie più assurde e impossibili. È vivo. E continua a far compagnia all’animo di quel paese del Belice su cui giace, per secoli e secoli ancora. 

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