ASCENSORE PER IL PATIBOLO [L. MALLE – 1957]

ASCENSORE PER IL PATIBOLO [L. MALLE – 1957]

L'Estetismo noir di monsieur Malle

Con questo film noir, che segna il suo esordio cinematografico, Louis Malle tratta il tema degli amanti con un’introspezione particolare per il malessere esistenziale e il disagio emozionale. Un film che amplifica la dinamica che intreccia i due protagonisti, divisi dal caso e legati dalla fatalità, sullo sfondo di una Parigi cupa e invisa alla felicità.

Ascensore per il patibolo è la struggente meditazione sull’amore e sul destino, in cui lo spettatore ne rimane perpetuatamene incollato e bloccato. Esso è testimone esterno di una felicità che, si sa da subito, non sarà concessa. Julien e Florence costituiscono infatti il corpo della suspence, una sfera di silenzio li avvolge, oltre lo spazio e il tempo, immersi nel dramma che li consuma.

 Il film si apre con la loro telefonata: l’unico ed autentico contatto che i due potranno avere. Hanno già pianificato l’omicidio del marito di lei e boss di lui. Tutto è pronto, ma in un attimo Julien rimane intrappolato in ascensore, nel tentativo di cancellare una prova. Florence lo attende al solito bar… Sarà una notte piena di imprevisti.

Da adesso a comandare è il Dio caso: su cui è dato trionfare. Per questa ragione sin da subito simpatizziamo con i soccombenti; con il tragico stoicismo di Julien, segregato nel buio in una cabina d’ascensore, e camminiamo insieme a Florence lungo i vuoti e sterminati Champs-Élysées nella notte.

La musica di Miles Davis, improvvisata durante la visione del film, fa da perfetta accompagnatrice del dramma. Una colonna sonora che cristallizza tutta l’angoscia di Florence, nel sentirsi smarrita, in mezzo al silenzio parigino, alla ricerca dell’unica persona che potrebbe restituire un senso a quello spazio. Il film è estremamente lirico e nell’intreccio delle prospettive dei due protagonisti emerge la sapienza di un amore che non si rassegna – “Lì siamo insieme, là da qualche parte riuniti. Tu sai bene che nulla ci può separare.”

Beta Girgenti

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